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Cultura e Tecnica

Cultura e Tecnica: riscrivere la Tradizione

Tegami e padelle in ghisa fanno parte da secoli delle attrezzature indispensabili al cuoco e rappresentano ancora oggi il simbolo della tradizione, del focolare domestico e della cucina del buonsenso. Senza questi strumenti di cottura non esisterebbero i grandi ricettari rinascimentali di Scappi, Platina e Messisbugo, quelli ottocenteschi di Escoffier e dell’Artusi né, tantomeno, i “sacri testi” del ‘900 come il Talismano della Felicità e il Cucchiaio d’Argento.

Per gli antichi alchimisti tutta la materia era composta dai quattro elementi primordiali: terra, fuoco, aria e acqua. Per produrre GHISANATIVA® ne sono richiesti altri due: la Ragione e l’Anima. Sono questi gli ingredienti con cui Fonderia Finco ha riscritto la tradizione, l’ha sfrondata da inutili orpelli per ribadirne la saggezza, l’equilibrio e la vocazione “biologica”. Un risultato raggiunto grazie a una costante sinergia di studio, esperienza, tecnologia, design e scienza metallurgica, finalizzati alla praticità d’impiego, alla sicurezza alimentare e al rispetto ambientale. Per gli antichi greci tutto questo era ἱστορία (istoría), ovvero “ricerca”, parola che i latini trasformarono in historia nel senso di “conoscenza prodotta dalla memoria”. E proprio le discipline storiche rappresentano uno dei cardini portanti del programma GHISANATIVA®, un progetto che… non ha inventato nulla.

 

Le tecniche adottate per prevenire l’ossidazione e rendere tegami e pentole antiaderenti risalgono a secoli fa ma anche il design perfettamente funzionale di alcune parti delle stesse – bordi, spessori differenziati, raggi di curvatura, impugnature - è ispirato da modelli antichissimi. Ciò è tanto più evidente nei raffinatissimi cooking-cart della serie SOTHIS™ e negli hob di cottura della serie HELIOS™ che Fonderia Finco ha mutuato da modelli etruschi e romani o nei solidissimi NATIWOK™ che si rifanno alla millenaria esperienza culinaria orientale.

 

I più antichi manufatti in ghisa giunti fino a noi sembrerebbero essere alcune piccole sfere venute alla luce nella provincia cinese di Henan e databili al 6° secolo prima di Cristo. Ma la storia della ghisa era iniziata già cinque secoli prima, alla fine dell’Età del Bronzo, quando i giacimenti a cielo aperto di rame e stagno – i metalli di cui è composto il bronzo – iniziarono a scarseggiare. Si ricorse prima a un minerale presente nelle paludi, la limonite e più tardi, in epoca etrusca, all’ematite dell’Isola d’Elba. Portato a 1100°C il metallo non si liquefaceva ma si separava dalla roccia formando una massa ricca di impurità che venivano eliminate con una lunga, vigorosa martellatura al fuoco della forgia, dove le particelle di carbonio emesse dalla legna si insinuavano tra le molecole del ferro aumentandone notevolmente la durezza. Si può quindi dire che per entrare nell’Età del Ferro l’uomo preistorico sia dovuto obbligatoriamente passare per quella della ghisa, ovvero ferro con un contenuto di carbonio compreso tra il 2 e il 6%. Nel Medioevo la ghisa entrò prepotentemente nell’industria bellica, finchè, tre secoli dopo, divenne il metallo indispensabile per costruire fabbriche, stazioni ferroviarie e ponti. Oggi la ghisa è parte importante dell’arredo urbano (panchine, scale, lampioni, chiusini), abbonda nelle abitazioni (scale, stufe e termosifoni), su treni, navi e autovetture. Senza scordare che in cucina, da secoli, ci rende la vita un po’ più comoda, piacevole, salutare e gustosa.

 

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